Alcuni decenni prima della nascita di Cristo, al largo delle coste sarde, una navis oneraria magna dell’impero romano affondò tra le onde che bagnano l’isola di Mal di Ventre.
Nonostante fosse una nave da trasporto merci possente e robusta, colò a picco senza riportare danni particolari. A quanto sembra non fu coinvolta in un combattimento e nemmeno andò ad incagliarsi incontro a qualche scoglio isolato, probabilmente fu il capitano stesso a dare ordine di farla sprofondare, per evitare che il carico venisse catturato dai predoni che navigavano quelle acque in cerca di un facile bottino.
Prima di trasformarsi in un relitto, l’imbarcazione misurava trentasei metri e trasportava circa duemila lingotti di piombo marchiati “Caius et Marcus Pontilieni” o “Carulius Hispalis”, provenienti dalle miniere di Sierra de Cartagena in Spagna.
Nessuno seppe più nulla di quella nave e il suo carico non raggiunse mai le fonderie dell’imperatore. Il relitto sarà scoperto per caso da un sommozzatore novizio moltissimi anni dopo.
A più di mille metri sotto il Gran Sasso si estendono i laboratori del progetto CUORE, acronimo inglese di Osservatorio Criogenico Sotterraneo per Eventi Rari, dove viene studiato il decadimento dei neutrini.
L’obiettivo è osservare un processo rarissimo che fornirebbe indizi preziosi per chiarire l’asimmetria materia-antimateria dell’universo, ovvero lo squilibrio osservato tra la materia ordinaria e l’antimateria. Secondo le teorie della fisica, durante il Big Bang le due materie avrebbero dovuto annichilirsi vicendevolmente, ma il fatto che noi oggi siamo qui a parlarne, il fatto che esista “qualcosa” e non “nulla”, significa che questo non è avvenuto.
Il progetto CUORE tenta di fare luce su questo paradosso, ma per riuscirci necessita di una schermatura quasi assoluta da ogni tipo di radiazione. Le tonnellate di roccia dolomitica al di sopra del laboratorio non sono sufficienti a proteggere i sensori da tutte le interferenze provenienti dalla superficie, ragion per cui si è reso necessario costruire un apposito scudo di piombo, materiale altamente denso e pesante.
Durante la sua progettazione però è sorto un problema: il piombo moderno è anch’esso fonte di radiazioni che avrebbero invalidato le registrazioni, a causa del naturale decadimento degli isotopi Pb-210. L’unico modo per ridurre la carica radioattiva ad un livello utilizzabile sarebbe stato sigillare il metallo sott’acqua per diversi millenni. Fu così che gli scienziati, non potendo attendere un futuro così lontano, si ritrovarono a cercare una soluzione nel passato, e il carico della navis oneraria magna, dopo una lunga attesa, giunse infine a destinazione.


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