Il Tao Te Ching (alternativamente Daodejing) è un antico testo cinese di filosofia composto da 81 capitoli, che secondo la tradizione fu scritto da Lao Tzu (o Laozi, letteralmente “Vecchio Maestro”) prima di ritirarsi tra le montagne.
Il Dao di cui si può parlare non è l’eterno Dao/ I nomi che si possono nominare non sono nomi eterni.
Il Dao è il princìpio sottostante l’interno universo ed è per sua natura indicibile. Non può essere spiegato a parole, ogni discorso sul reale è una mappa e una mappa non corrisponde al territorio.
I nomi, queste etichette a priori che diamo a tutto ciò che ci circonda, sono una nostra rappresentazione della realtà ma non sono la realtà stessa. L’universo in cui viviamo è un universo di “cose” solo perché noi lo nominiamo. Mondo oggettivo e coscienza emergono insieme nell’atto dell’esperienza, soggetto e oggetto sono parte della stessa dualità. I nomi indicano il processo con cui la totalità inseparabile e indicibile del presente diviene cosciente di sé, sdoppiandosi in materia e mente, in coscienza e mondo. Al di là di tutti i nomi c’è il Dao impronunciabile, la cui esistenza trascende il potere di definizione delle parole.
Laozi però ci chiede uno sforzo ulteriore, ovvero di tenere assieme le due cose, bilanciando la nostra consapevolezza tra due poli opposti. Ci dice di smettere di identificarci con l’onda e di identificarci con il mare, che è la nostra vera natura; allo stesso tempo vuole che restiamo consapevoli di essere, in questo momento, anche un’onda. Insomma, l’Io non esiste, ma sono un Io. Viviamo nel mondo della manifestazione, ma restiamo consapevoli del mistero sottostante.
Quando nel mondo tutti riconoscono la bellezza come tale, ecco che la bruttezza è già presente/ Quando tutti riconoscono la bontà come tale, ecco che la cattiveria è già presente./ Perciò essere e non-essere si generano a vicenda
Gli opposti si generano a vicenda e tendono a capovolgersi l’uno nell’altro. Ogni cosa da origine al suo contrario ed esiste in relazione ad esso. L’ossessione per la bellezza è matrice di bruttezza, l’ossessione della virtù è culla di perversioni. Ogni affermazione quindi contiene in sé il seme della propria negazione. Questo processo ciclico è rappresentato dal diagramma del taiji che racchiude in sé i due poli opposti:
- Yin: ombra, acqua, luna, nascosto, inferiore, compimento ecc.
- Yang: luce, fuoco, sole, manifesto, superiore, inizio ecc.
Una dualità ciclica che funge da legge universale. Dal “vuoto centrale” nasce il terzo, corrispondente all’uomo ed ogni altra cosa. Il numero tre rappresenta l’inizio della pluralità: superata la soglia del due, si entra della dimensione dei “molti”.
Il saggio di pone al servizio del non-agire e pratica l’insegnamento senza parole./I diecimila esseri sorgono e non li respinge, nascono e non li possiede./Agisce, ma non conta sui risultati./Quando l’opera è compiuta non vi si sofferma./Proprio perchè non vi si sofferma, la sua opera non va perduta.
Dao è traducibile come via, cammino, corso, pincipio guida, arte. Il saggio segue il corso di questo fiume senza sforzo, non è mai passivo perché asseconda la corrente con intenzionalità. In questo agire, chiamato wu wei, l’Io si perde in quanto l’agente si riconosce come parte del tutto. L’azione è quindi leggera e appropriata, senza sforzo nè attrito, scorre tra le fessure naturali della realtà come l’acqua. In questo il saggio non ha fini personali e nella sua naturalezza accoglie ogni cosa, senza dover interferire continuamente nelle cose per dirottarle in un senso o in un altro. La sua azione semplicemente accade, così come si svolgono il giorno e la notte, il sole e la pioggia.


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