L’altro giorno mi sono messo a leggere alcuni testi sulla figura di Lucifero, e sono rimasto stupito quando ho scoperto che egli esisteva da molto prima della nascita del cristianesimo. Non solo, nel corso dei secoli la sua figura è sempre stata soggetta a varie interpretazioni. È un personaggio antico, fatto di luci e ombre.
Ai tempi della Grecia antica il suo nome era “Phosphorus” (Portatore di luce) e rappresentava il pianeta Venere nella forma di un angelo con una torcia fiammeggiante stretta nella mano. Secondo la tradizione, egli era il figlio di Aurora, dea dell’alba, e di Astraios, il Titano del crepuscolo e delle stelle.
Dal moto del pianeta Venere, conosciuto nei tempi antichi come “La Stella del Mattino”, dal momento che appare solo per pochi istanti prima dell’alba, è nata la leggenda dell’essere divino che ambisce al trono supremo solo per essere poi rigettato tra le ombre.
Il suo gesto di ribellione ha risuonato in tutto il mondo antico, dai babilonesi alle popolazioni di Canaan, assumendo ogni volta nomi e motivazioni diverse.
Anni più avanti venne latinizzato in Lucifero, da lux (luce) e ferre (portatore). Tale era il suo nome prima di essere cacciato dal paradiso. Dal vangelo secondo Luca (10:18) ci giunge questa visione: «Egli [Gesù, ndr] disse loro: “Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.”»
Da quel momento Lucifero e Satana sono state due figure spesso assimilate tra loro, oppure in stretta complicità, dipende dalla tradizione.
Nonostante la caduta in disgrazia, il suo retaggio come portatore di luce ancora continua a brillare, originando interpretazioni molto differenti dalla tradizione. Una di queste, ad esempio, lo vede come il ribelle che osó sfidare la tirannia del dio supremo in nome dell’autodeterminazione.
Così come Prometeo rubò la fiamma divina per cambiare il destino dell’uomo, così Lucifero fece dono ad Eva, e quindi al genere umano, del frutto della ragione e della conoscenza, per renderlo finalmente libero.

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