Daphni, dai pascoli alle stelle

Alcuni giorni fa ho visto questa foto in cui appare una delle tante lune di Saturno (si conta che il pianeta ne abbia centinaia).

L’immagine è stata scattata dalla sonda Cassini, un apparecchio che a prima vista sembra una scatola di alluminio il cui compito è di studiare il pianeta in qualità di osservatore silenzioso.

La luna, che si chiama Daphni, appare agli occhi della sonda come una roccia grigiastra grande qualche chilometro e con delle creste affilate lungo l’equatore.

La peculiarità di questo corpo celeste risiede nella sua singolare orbita. Essa si trova a cavallo degli anelli di Saturno, solcando un sentiero fra due strati di polvere stellare. Al suo passaggio crea delle enormi increspature; gli strati più interni dell’anello si avviluppano andandole incontro, mentre quelli esterni la inseguono accavallandosi l’un l’altro. Questa alternanza è dovuta alla differente velocità orbitale.

Il suo nome ha origine dalla mitologia greca, Dafni era infatti un pastore bucolico della Sicilia antica. Si dice che sia stato l’inventore della poesia pastorale e che il dio silvestre Pan, di cui egli era l’amante, gli insegnò a suonare il suo leggendario flauto. Sfortunatamente il siculo ebbe vita breve, avendo attirato le ire di una ninfa molto gelosa che finì col tramutarlo in un una pietra.

Non è chiaro come egli sia finito sull’orbita di Saturno, né tantomeno se stia ancora suonando il suo strumento (dopotutto nello spazio il suono non può diffondersi), ma è ben chiaro che il suo spirito da pastore non è andato perduto. Ancora oggi si trascina dietro una miriade di corpuscoli spaziali, come tante bestie ammaliate, facendole danzare in una vorticante coreografia che ricorda le onde della sua terra natìa.

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