Foro dei morti

L’altro giorno mi trovavo di fronte ad un rudere vicino a casa mia, uno di quei vecchi edifici di mattoni ormai dimenticati e avvolti dal fogliame, dove un tempo viveva una famiglia ora persa nel tempo.

Sulla parete esterna, alla base della canna fumaria, ho scorto un foro delle dimensioni di un uomo. Dalla posizione mi sembrava improbabile che si fosse formato per un crollo spontaneo, è più plausibile che l’abbia creato qualcuno anche se mi sfugge il motivo né tantomeno mi interessa saperlo.

Quello che mi ha colpito è il fatto che osservandolo da fuori, quando il sole colpiva le mura in diagonale, era impossibile scorgere cosa vi fosse all’interno, dando l’impressione di trovarsi dinanzi ad un buco nero.

Era una soglia che dava sull’oscurità, sull’ignoto, su qualcosa di spaventoso forse.

Mi ha ricordato il famoso dipinto di Arnold Böcklin chiamato “L’isola dei Morti”(1880-1886), di cui sono sopravvissute varie versioni tutte raffiguranti una pallida isola che affiora su un mare senza nome.

Il simbolismo è chiaramente riferito alla morte, come del resto anche il nome ci suggerisce. Non importa quanto a lungo fissiamo la rappresentazione, è impossibile definire cosa si nasconda nel cuore dell’isola. Solamente viaggiando assieme al barcaiolo e approdando sulle sue sponde sarà possibile svelarne il mistero, peccato che si tratti di un viaggio senza ritorno.

Chi oltrepassa quella soglia non torna più indietro.

Mi è capitato di pensare all’isola di Böcklin anche la settimana scorsa, quando mi sono deciso (finalmente) a guardare “Il ragazzo e l’airone di Miyazaki (2024). Non farò spoiler riguardo alla pellicola, ma ci sono degli scenari costieri che sono chiaramente ispirati al famoso dipinto, come esemplificato in questa locandina.

La tematica raccontata è sempre legata al lutto e ai mondi “oltre”. Impossibile non notare la presenza di cipressi, un albero tradizionalmente legato ai luoghi sepolcrali, altro punto in comune tra il film e il dipinto.

Neanche a farlo apposta, proprio mentre fotografavo il foro sulla parete, un airone si è posato sulla cima del comignolo per studiarmi più da vicino. Forse se avessi attraversato il foro avrei potuto ricevere un’udienza, ma poi a chi mai lo avrei raccontato?

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