La Via Oltre [Associazione OltreVia]

Il seguente articolo è stato pubblicato su REM n. 3/2024. Puoi supportarci acquistando la rivista!

Nel libro “Siddharta” di Herman Hesse, l’omonimo protagonista sta attraversando l’India antica in cerca dell’illuminazione. Un bel giorno, durante questo lungo viaggio spirituale, ha la fortuna di incontrare il Buddha. Questi cammina circondato dai propri studenti, tra cui un vecchio amico dello stesso Siddharta, il quale lo invita ad unirsi al gruppo. Ad un certo punto il giovane non può esimersi dal fare una domanda al Buddha, e gli pone timoroso la seguente questione: potranno mai questi discepoli raggiungere l’illuminazione attraverso i suoi insegnamenti? Dopotutto, Buddha stesso non è diventato tale seguendo una dottrina, ma andando per la sua strada. Per farla breve, è meglio seguire la rotta prestabilita da qualcun altro o mettersi in cammino per conto proprio e scoprire la verità di prima mano?

Posto che la verità probabilmente si trova nel mezzo, ci sono tante risposte possibili a questo dilemma e ognuno dovrà impegnarsi a trovare la sua, ma ho comunque deciso di portare un esempio molto bello e molto concreto, quello dell’associazione OltreVia. È l’iniziativa nata da un gruppo di ragazzi di Bassano del Grappa, una scuola di politiche pensata dai giovani per i giovani con l’obiettivo di costruire un laboratorio di formazione ambientale, politica e culturale.

Uno dei loro progetti più interessanti è Veneto Comunità Itinerante, nato nel 2022 e ora giunto alla sua terza edizione. Si tratta di un percorso ad anello da svolgere a piedi in sette settimane e che percorre tutte le province della nostra regione attraverso 48 tappe. L’idea è quella di andare di persona a scoprire i territori del Veneto, incontrando le realtà che lo mantengono vivo e scoprire come funziona realmente la nostra regione. Ogni giorno si è ospiti di una realtà sociale diversa con cui condividere racconti ed esperienze.

Nell’edizione di quest’anno, terminata a settembre, i ragazzi hanno incluso nel loro cammino le città di Chioggia, Porto Viro, Adria e Rovigo, il che mi ha dato l’occasione di incontrarli un pomeriggio e farmi raccontare la loro storia, a partire dalla nascita dell’associazione.

Le prime idee sono nate durante il cammino di Santiago nel 2016, durante una lunga marcia accompagnata dal libro Laudato Si di Papa Francesco. Il silenzio di quei sentieri, unito alle riflessioni del libro e alle chiacchierate in compagnia hanno generato, un passo dopo l’altro, la frizione necessaria a far nascere una scintilla. Bisogna fare qualcosa, non è più possibile rimanere imparziali riguardo a quello che sta succedendo nel mondo e nel nostro paese.

Un secondo momento carico di suggestioni è stato dopo un seminario a Torino sul tema del cambiamento climatico, quando al ritorno in autostrada il gruppo di ragazzi è rimasto bloccato nel traffico per ore a causa di un’esondazione. Per ironia della sorte, si ritrovarono a toccare con mano l’eccezionalità dei mutamenti ambientali appena discussi, mutamenti che purtroppo stanno diventando sempre più frequenti.

Si tratta insomma di esperienze di vita ordinaria che se vissute con la giusta sensibilità e apertura possono diventare momenti generativi di significato su cui costruire una spinta al rinnovamento.

Questa messa in moto è esemplificata anche nel nome dell’associazione e della sua ideazione, la quale risulta emblematica. In origine si pensava di chiamarla Sementis (semente in latino), ma poi per un problema di omonimia si è pensato ad OltreVia. L’ispirazione è giunta dalla scritta non plus ultra (non più avanti) che secondo la mitologia era incisa sulle colonne d’Ercole poste a guardia dello stretto di Gibilterra che allora era considerato il limite estremo del mondo conosciuto. In seguito alla scoperta dell’America il motto divenne plus ultra (più avanti) per indicare il superamento dei limiti conosciuti all’insegna della scoperta.

Sembra quasi che questo seme, anziché mettere le radici, abbia cambiato nome e si sia messo in viaggio alla scoperta di sé stesso e del suo territorio. I ragazzi di OltreVia sono arrivati a farsi una domanda molto importante: siamo sicuri che il territorio sia davvero così come ce lo immaginiamo? Forse è arrivato il momento di metterci in cammino per scoprire come funziona realmente. Dobbiamo conoscere il territorio in prima persona per fare delle vere riflessioni su di esso.

Giunti a questo punto è impossibile ignorare le tante cose che accomunano la pratica del pensiero e il camminare. Come avrete notato, entrambe richiedono un primo passo che generi movimento, un iniziale innalzamento che si tramuta in una marcia diretta da qualche parte, anche se spesso è difficile sapere dove ci porteranno i nostri piedi.

Camminare, così come pensare, è una costante perdita e riacquisizione di equilibrio, di scoperta e riscoperta, che richiede uno sforzo costante e volitivo. Sta a noi decidere di metterci in marcia.

Il nostro percorso può portarci a scoprire luoghi meravigliosi ed alcuni brutti, a fare scoperte e a conoscere nuove persone. C’è chi cammina da solo creando il proprio sentiero e chi preferisce viaggiare in gruppo, mentre altri ancora creano un percorso che sarà seguito dalle generazioni successive.

Camminare e pensare al giorno d’oggi sono anche un gesto di ribellione nei confronti di un mondo che ci vuole seduti a tutti i costi, in modo da renderci docili e più facilmente controllabili.

Siamo in un mondo sempre più liquido dove tutto è possibile ma allo stesso tempo nulla è permesso, dove i singoli scivolano l’uno contro l’altro senza legarsi. Stiamo diventando quello che Zygmunt Baumann definiva “lo sciame”, ovvero l’antitesi del gruppo per eccellenza. Nello sciame gli individui si radunano e si disperdono sospinti da cause effimere, senza una guida, senza specialisti, senza una suddivisione dei ruoli. Non ci sono più ribelli, chi si allontana è perduto.

L’associazione di OltreVia è nata in risposta a questo cambiamento, prendendo gli aspetti positivi della liquidità moderna. La nostra vita è fluida e non possiamo fare altrimenti, così invece di rassegnarci o cercare risposte in sistemi organizzativi che non appartengono più al nostro tempo, possiamo assecondarla con criterio per sfruttarne i punti di forza.

Ad oggi OltreVia ufficialmente non esiste; non ha uno statuto e non è iscritta ad alcun registro, inoltre non c’è un presidente. Ciononostante l’associazione funziona, poiché generata dal costante lavoro di un gruppo di pari che hanno imparato dividersi i compiti. Non uno sciame, ma un vero e proprio gruppo dove tutti partecipano e si auto-organizzano.

La stabilità, intesa come il legante che tiene insieme i partecipanti, in questo caso è data dai valori socialmente condivisi: comunità, territorialità, formazione, sostenibilità e resilienza; quest’ultima più che un valore è una necessità indispensabile per fronteggiare l’incertezza del nostro tempo.

Valori racchiusi implicitamente anche nel logo dell’associazione, raffigurante le pietre sovrapposte in equilibrio che si usano per marcare i sentieri. L’importante infatti è il simbolo che unisce, l’obiettivo comune, e non l’associazione in sé che un giorno potrebbe non esistere più. Similmente a livello individuale non importa cosa rappresenti, quella maschera effimera che cambi in base alle circostanze di vita, ma ciò in cui credi.

Il progetto del cammino si definisce una Comunità Itinerante per via di tutti i legami che si creano lungo la strada. Viaggiando assieme e condividendo momenti significativi si instaurano legami molto forti. Entrando in contatto con le realtà sociali dei territori si creano connessioni cariche di conoscenze. Molti sono anche gli incontri casuali, persone che si fermano a parlare con la comitiva dopo averli visti marciare assieme, e si scopre di non essere gli unici ad affrontare un cammino tanto impegnativo.

Durante il tragitto è importante seguire una certa economia di marcia, evitando passi inutili e viaggiando il più leggeri possibili. È proprio l’abbandono di tutto ciò che non è necessario che permette di raccogliere quello che ci offre il cammino. Fatto sta che una volta tornati a casa questi ragazzi sono carichi di testimonianze da raccontare.

In un territorio sempre più socialmente frammentato sono attività come questa che fungono da filo conduttore, diventando un vettore per la contaminazione culturale.

Ritornando a fare paragoni fra il pensiero e la camminata, in questo genere di pratica la dimensione temporale come noi la intendiamo viene spogliata della sua rilevanza, per dare maggiore risalto al ritmo. I greci conoscevano molto bene questa distinzione e difatti usavano il termine kronos per indicare il tempo cronologico, ovvero lo scandire dei minuti, e kairos per riferirsi al ritmo vitale, due cose che non necessariamente coincidono tra loro.

A dire il vero, i ritmi frenetici della nostra società ci hanno allontanato molto dalla regolarità tipicamente umana.

Milan Kundera nel suo romanzo “La lentezza” scriveva “C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio. Prendiamo una situazione delle più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo. Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo”

Chi ha partecipato al progetto e si è preso il tempo per viverlo appieno, racconta di avere imparato molto. Una lezione importante è che il Veneto presenta una varietà di ambienti estremamente diversi tra loro: dalla montagna alla pianura, dalle aree lacustri a quelle marittime, senza dimenticare zone paludose, collinari e via dicendo.

In modo analogo, e forse proprio per questo, anche le situazioni e le problematiche sono diverse e talvolta agli antipodi. In alcune zone si tenta di combattere la deforestazione piantando nuovi alberi, mentre in altre è la foresta che con il suo avanzamento minaccia le aree coltivate. Ci possono essere problemi di siccità in certi luoghi e inondazioni in altri. Da qui si nota anche la necessità di una politica sensibile alla specificità territoriale.

Si scopre poi che le aree isolate vivono più intensamente alcuni problemi sociali rispetto a quelle più popolose. Una di queste è la violenza di genere, che nei paesini di montagna è maggiormente sentita forse per la mancanza di opportunità sicure.

Questi frammenti però vanno necessariamente riuniti; per comprendere le problematiche della propria area bisogna interessarsi a tutto ciò che le sta attorno perché queste realtà sono tra loro interdipendenti.

I ragazzi mi hanno riferito di alcune caratteristiche che tutti i veneti condividono. La prima è la propensione per l’imprenditoria, intesa come persone che si mettono a fare attività per risolvere problemi di vario genere. Ogni paesino infatti ha le sue realtà fortissime di volontariato.

Un altro fattore comune, di cui faremmo bene a prenderne consapevolezza, è che pensiamo di poter risolvere ogni situazione a casa nostra senza bisogno di fare rete. Sottovalutiamo la potenza della condivisione di idee e risorse, dopotutto molti problemi sono simili e potrebbero beneficiare da prassi comuni.

Quest’ultima propensione si manifesta nelle sue forme più disfunzionali nei classici campanilismi in cui ognuno si ostina a rimanere legato alla propria piccola realtà, rifiutandosi di inserirsi in un progetto più ampio o di mettersi in discussione.

Sembra paradossale ma questo fenomeno colpisce moltissime associazioni di volontariato, le quali peccano di eccessivo egocentrismo. È sbagliato fare attività di questo genere per alimentare il proprio ego, o per guadagnarsi una posizione di (presunto) potere. È importante ricordare che ciò che hai dentro è più forte di come appari, e che fare del bene in modo etico e consapevole è più importante.

L’associazione OltreVia incarna molto bene lo spirito dell’apertura. Per questi ragazzi vale il simbolo del gruppo più che l’associazione in sé. Non sappiamo dove sarà OltreVia fra qualche anno; magari non esisterà più. L’importante è che continuino ad esserci le persone che incarnano quei princìpi.

Io comunque spero che l’associazione continui a proliferare ancora per molto tempo, dati i tanti progetti che hanno in mente. Si potrebbe adottare il detto “cammino dunque penso”; a OltreVia non si smette mai di escogitare nuove idee e possibilità per il futuro.

A tal proposito, vale la pena di occupare una parte di questo articolo per una breve rassegna degli altri progetti oltre a Veneto Comunità Itinerante, i quali sono tutti molto interessanti e potenzialmente replicabili in altre zone.

Eco Camp. Svoltosi un paio di anni fa nella zona di Asiago, è stato un campeggio della durata di una settimana dove ogni mattina i partecipanti andavano a pulire alcune grotte che nel tempo erano diventate una discarica di rifiuti, cosa che aveva conseguenze anche sulle falde acquifere in pianura.

Oltremodo. Vengono fatte assemblee e laboratori nelle scuole medie e superiori per avvicinare gli studenti alle tematiche ambientali, politiche e socio-culturali e soprattutto per trasmettere il messaggio che si può sviluppare un senso critico e contribuire alla comunità per generare un cambiamento.

Scuci e cuci. Contrariamente a ciò che suggerisce il nome, la sartoria non c’entra nulla; quello che si vuole ricucire sono le aree urbane dismesse e in stato di abbandono. All’interno di questo progetto si svolgono azioni di mappatura e reportage degli edifici inutilizzati, valutazioni e raccolte dati e ovviamente percorsi progettuali con le università e vari studi di progettazione. Si vuole quindi rigenerare intere aree e attivare le comunità che ci vivono.

In Comune. Una scuola di formazione per i giovani candidati alle elezioni comunali.

Scuola di politiche. L’ho tenuta per ultima, ma in realtà è il progetto principale dell’associazione, ciò da cui è nato tutto quanto. Si tratta di una serie di incontri su varie tematiche, talvolta con ospiti di eccezione come Luca Mercalli, Ferruccio Nilia o Gloria Riva. A partire da questo autunno si terrà la terza edizione della scuola (a tal proposito trovate le date in fondo all’articolo).

A questi si aggiungono tutte le idee non ancora concretizzate ma che sono in fase di progettazione. Per quanta strada si possa aver fatto, non bisogna mai smettere di camminare (o di pensare).

Volendo concludere chiudendo un cerchio rimasto aperto, alla domanda di Siddharta il sommo Buddha rispose così “Tu sei intelligente, o Siddharta. Sai parlare con intelligenza!”. Dopo quell’incontro, il giovane abbandonò quel grande maestro e si incamminò per la sua strada.

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